Tubos Reunidos: il blocco del debito con la SEPI condiziona la vendita dei suoi asset
I cinque offerenti selezionati per acquisire Tubos Reunidos si rifiutano di assumersi il debito di 150 milioni di euro con la SEPI. L’amministrazione concorsuale sostiene questa posizione, considerando il prestito subordinato, mentre lo Stato ne esige il trasferimento, complicando la sostenibilità dell’azienda e il pagamento degli stipendi.
Il nodo finanziario: il debito di 150 milioni con la SEPI
Il principale ostacolo alla vendita degli asset di Tubos Reunidos non è la mancanza di interesse da parte degli investitori, bensì la disputa sulla destinazione del debito accumulato. L’azienda ha un debito totale di 300 milioni di euro, di cui 150 milioni corrispondono al credito concesso dalla SEPI (Sociedad Española de Participaciones Industriales) nel 2021, il cui capitale iniziale era di 112,8 milioni.
I cinque gruppi che hanno presentato offerte selezionate concordano su un punto: nessuno è disposto ad assumersi questo debito nell’ambito dell’acquisizione delle unità produttive. Secondo fonti aziendali, gli offerenti non hanno chiesto la remissione del prestito, ma chiedono che questo non venga trasferito alle nuove entità che acquisiranno gli stabilimenti. Questa posizione è condivisa dall’amministrazione concorsuale, che ha emesso relazioni in cui qualifica il debito della SEPI come subordinato, trattandosi di un prestito partecipativo. Secondo questa interpretazione giuridica, il debito non dovrebbe seguire gli asset, ma restare a carico del debitore originario (la società sottoposta a procedura concorsuale) e non dell’acquirente.
La posizione della SEPI e il rischio di aiuti di Stato
La SEPI, in qualità di principale creditore, sostiene la posizione opposta: il debito deve essere assunto dalle unità produttive trasferite. A sostegno di questa richiesta, l’ente ha presentato un’opinione preliminare dei servizi della Direzione generale della Concorrenza della Commissione europea. Nel documento si sostiene che condonare il debito costituirebbe un aiuto di Stato non autorizzato, vietato dalla normativa europea.
È importante precisare che questa relazione non è vincolante e non rappresenta la posizione definitiva della Commissione europea. Tuttavia, la sua esistenza aggiunge un ulteriore livello di complessità giuridica alla procedura, poiché qualsiasi decisione del tribunale di condonare il debito potrebbe essere impugnata o richiedere ulteriori notifiche a Bruxelles. In ultima istanza, il conflitto sarà risolto dal tribunale competente nella procedura concorsuale, che dovrà decidere se il debito venga trasferito o rimanga nella società debitrice.
Situazione finanziaria critica e rischio per gli stipendi
Nonostante l’incertezza sulla vendita, l’attività operativa di Tubos Reunidos mostra segnali di ripresa parziale. Nei primi 20 giorni di ottobre, l’azienda ha registrato ordini per un valore di 15 milioni di euro, con un aumento del 105% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’85% di questi ordini riguarda lo stabilimento di Amurrio (Álava) ed è destinato principalmente al mercato statunitense, dove sono aumentati i prezzi dei tubi d’acciaio senza saldatura.
Tuttavia, questo aumento degli ordini non si traduce immediatamente in liquidità. Il fatturato resta inferiore a quello registrato nel 2025 e la tesoreria è in condizioni critiche. La direzione ha avvertito i sindacati che la capacità di pagare i prossimi stipendi dipende dalla generazione di cassa derivante dall’attività produttiva. Sebbene sia previsto il pagamento della mensilità aggiuntiva di ottobre nello stabilimento di Trapagaran (Bizkaia), l’azienda non esclude ritardi occasionali nel pagamento degli stipendi o delle mensilità aggiuntive di dicembre, se la liquidità non migliorerà.
Nello stabilimento di Iruña Oka (Navarra), il più piccolo, con circa 60 lavoratori, e dedicato alla filettatura dei tubi, l’amministrazione concorsuale ha comunicato la necessità di adottare misure di adeguamento a causa della mancanza di ordini. Le misure saranno oggetto di negoziato nei prossimi giorni.
Impatto sull’occupazione e continuità industriale
Tutte le offerte presentate prevedono riduzioni del personale. Solo tre dei cinque offerenti si impegnano a mantenere l’attività nei due stabilimenti principali: Amurrio e Trapagaran. Questa divergenza è cruciale per i lavoratori e i sindacati, che difendono la sostenibilità di tutti gli stabilimenti e la salvaguardia dell’occupazione.
Il gruppo indiano Welspun, uno degli offerenti, ha convocato i rappresentanti del comitato di Trapagaran per illustrare i dettagli della propria proposta. Il gruppo, presente in oltre 50 Paesi e con più di 40.000 dipendenti, opera in settori quali tubazioni, acciaio inossidabile e infrastrutture. La conferma della sua partecipazione aggiunge una dimensione internazionale di interesse alla procedura, anche se le condizioni definitive non sono ancora state stabilite.
Calendario della procedura concorsuale e prossimi passi
La vendita si trova in una fase di trattative attive. Il calendario previsto per le prossime settimane comprende:
Domande degli offerenti alla direzione dell’azienda.
Incontri volontari tra gli interessati, la direzione e i rappresentanti legali dei lavoratori, che inizieranno la prossima settimana. Questi incontri sono necessari per definire l’ambito industriale e le condizioni di lavoro delle proposte preliminari.
Presentazione delle offerte definitive, prevista per l’inizio di dicembre.
Valutazione e classificazione delle offerte da parte dell’amministrazione concorsuale.
La conclusione della procedura, che determinerà chi acquisirà gli asset e che cosa accadrà al debito, è attesa presumibilmente a dicembre. La decisione giudiziaria sarà determinante non solo per il futuro dell’azienda, ma anche per la situazione lavorativa dei dipendenti e la stabilità finanziaria della regione.
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